Nel vario e complesso clima culturale della fine
dell'Ottocento e degli inizi del Novecento fu soprattutto una
corrente artistica, nota in Italia con il nome di "Liberty", che
determinò il carattere dell'epoca.
Il Liberty, o "Art Nouveau", pur rappresentando una rivolta contro
le convenzionali imitazioni decorative dei vecchi stili, non propose
nuovi valori, né si basò su una organica teoria estetica; suo
principio fondamentale fu l'aderenza allo spirito e ai costumi del
tempo, fatti di mondanità e raffinata eleganza, ma anche di
decadentismo e formalismo.
Ispirandosi ad un vago concetto di naturalismo gli artisti dell'arte
nuova, per dare vivacità e movimento alle loro opere, sfruttarono
tutto ciò che di più contorto e sottile la natura può offrire: stami
di fiori, frutta, foglie, rami, viticci, animali ecc., furono colti
e raffigurati nei loro segmenti più flessibili e sinuosi; ghirigori
chiamarono in Germania, il libero gioco della linea "in questo
singolare stile che alleggerisce e ingentilisce gli oggetti
rendendoli più fragili, più preziosi, più delicati".
Qualunque sia il giudizio che si può esprimere sul
Liberty, ossia se considerarlo valida espressione d'arte oppure
manifestazione effimera di una moda, una cosa è certa: esso costituì
l'indirizzo dominante del gusto del tempo fino a diventare
"l'espressione tipica dello spirito modernista"; ne accolsero la sua
azione benefica e rinnovatrice l'architettura, la scultura, la
pittura, la cristalleria, la ceramica, le gioiellerie, l'arte
grafica. Perfino l'abbigliamento ne fu influenzato: gli uomini
portarono i pantaloni a tubo e le donne le spolverine, i veli e le
piume di struzzo. Uno stile fine ed aristocratico che volle
significare un rifugio in un mondo intimo, popolato di sogni e di
immaginazioni, tipico di un epoca vaporosa "fin de siècle" che
l'Europa visse come uno dei momenti più gentili e civili.
Se il Liberty, come è noto, nacque e si diffuse rapidamente nelle
più progredite città europee, fu però "nei piccoli centri, nelle
costruzioni di piccole e medie dimensioni quali ville e abitazioni
unifamiliari, e nelle arti applicate che riuscì a sviluppare più
compiutamente la sua intima vocazione di fenomeno estetico di natura
squisitamente artigianale minore".
L'artigianato locale, raggiunto dallo stile nuovo dalle riviste
d'arte di moda, nello spirito di un rinnovamento artistico, si
propose di rispondere alle esigenze di decoro e di raffinatezza che
venivano dalle classi borghesi ma anche dai ceti popolari. Mobili,
ferri, argenti, quadri, oggetti vari si animarono di temi
naturalistici, soprattutto di animali e di fiori le cui forme
curvilinee si prestavano ad essere sfruttate dagli artisti impegnati
a raggiungere effetti ondulati e sinuosi.
Bisogna tuttavia tener presente che gli artigiani, pur attenendosi a
certi caratteri costanti e tipici del Liberty, attinsero "non
soltanto ai temi presi dal vivo, ma al vivo delle culture reginali e
delle tradizioni locali", nonché alle conoscenze e alle esperienze
personali; ed è proprio l'elemento locale a dare spesso la nota
distintiva e originale a quest'arte per lo più omogenea e uniforme.
In questo saggio, necessariamente sintetico, si danno brevi
notizie su alcuni artigiani, "gli scalpellini", che operarono a
Canicattini, dove lasciarono esempi significativi del loro gusto
artistico, lungo un arco di tempo che arriva fino agli anni
Cinquanta del nostro secolo quando la diffusione del cemento, di
marmi e di travertini decretò la fine della loro gloriosa e
prestigiosa attività.
I primi segni del risveglio edilizio a Canicattini risalgono
alla seconda metà dell'ottocento quando si hanno costruzioni di
una certa importanza come il palazzo D'Amico in via dei Vespri
(Farmacia Firrincieli),il Palazzo Cassarino e il Palazzo
Carpinteri Lombardo di via XX Settembre. Per mancanza di
documenti ne ignoriamo i costruttori e i decoratori; è logico
però supporre che siano stati canicattinesi, ma non possiamo
escludere la presenza di maestranze forestiere; infatti sappiamo
che l'autore del prospetto del palazzo Carpinteri (Palazzo
Comunale) e dell'altare di San Michele fu il palazzolese Antonio
Gibilisco e che il casotto dell'orologio della Chiesa Madre fu
opera dell'ing. Salvatore Rizza, grande protagonista
dell'edilizia pubbica di Avola, sua città natale. D'altra parte
anche molti artigiani canicattinesi, per motivi di lavoro, si
spostarono nei centri vicini dove portarono le loro esperienze,
ma dove anche ne acqisivano.
Il numero degli artigiani nell'ottocento dovette essere
consistente, ma oggi si ha memoria soltanto di quelli che furono
i protagonisti del rinnovamento edilizio. Essi corrispondono ai
nomi di Bonaiuto Antonino, Vasquez Paolo, Vasquez Sebastiano,
Bonaiuto Salvatore, Bonaiuto Vincenzo, tutti nati tra il 1824 e
il 1843. Alcuni di costoro, probabilmente i Bonaiuto, lavorarono
al completamento della Chiesa Madre la cui costruzione iniziata
dopo il 1860 si protrasse per oltre un ventennio per mancanza di
finanziamenti. Questi pionieri dell'edilizia canicattinese erano
per lo più analfabeti o quasi perché in quel tempo non si curava
molto l'istruzione; di conseguenza apprendevano empiricamente le
tecniche e i segreti del mestiere.
Chi si rese conto delle limitate conoscenze di tanti artigiani,
che tuttavia possedevano delle notevoli capacità potenziali, fu
un giovane insegnante, Giovanni Privitera di Catania, che
nell'anno scolastico 1884-85 ottenne l'incarico di insegnamento
nelle scuole elementari di Canicattini. Nelle sue memorie
autobiografiche, scritte in tarda età, il can.Sebastiano Ajello,
così lo ricorda: "Il maestro Privitera non si contentò di
esercitare noi alunni nell'arte del disegno, perché pieno di
santo ardore di comunicare anche al popolo operaio l'arte del
disegno chiestane e ottenutane la licenza dalle autorità locali,
apriva una scuola serale di disegno alla quale accorrevano col
più grande entusiasmo tutti i giovani operai muratori di
Canicattini e formò così una eletta pleiade di disegnatori". A
lode di questo insegnante aggiungiamo che egli offrì
gratuitamente la sua opera. Il Comune si accollò solamente la
spesa dell'illuminazione della sede della scuola come risulta
dalla relativa delibera della Giunta comunale di quell'anno. Da
questa scuola vennero fuori i primi scalpellini destinati a
lasciare tracce apprezzabili nell'architettura locale.
Già dagli inizi del nuovo secolo cominciarono a comparire i
primi palazzi di un certo interesse artistico ma fu soprattutto
dopo la prima guerra mondiale che Canicattini conobbe un grande
fervore di opere sul piano edilizio grazie alle rimesse di tanti
emigrati negli Stati Uniti la cui aspirazione era, dopo aver
fatto fortuna, ritornare al paese e abitare una comoda casa
abbellita da intagli floreali; e di "Liberty degli emigrati" ha
parlato per l'appunto Antonino Uccello che fu uno dei primi
studiosi ad interessarsi di queste "case di americani".
Per oltre un trentennio la veste urbanistica del paese si
abbellì di decorosi edifici; vennero abbattute vecchie dimore
fatiscenti e al loro posto edificate case ricche di decorazioni
floreali; sorse così "un'intera città di Liberty", che
costituisce un fenomeno interessante nel panorama del Liberty
minore siciliano.
I prospetti del centro storico e quelli che, sparsi un pò
ovunque in tutto il paese, sono scampati alla demolizione
esprimono bene, a tutt' oggi, il gusto artistico del tempo, che
trovò qui un fortunato approdo grazie alla presenza di molti
artigiani locali ben disposti ad assimilarne i canoni
fondamentali. Uno studio dettagliato sull'attività di questi
intagliatori e scalpellini (anche dei fabbri e dei falegnami),
veri e propri creatori di fiori di pietra, consentirebbe di
valorizzare tante opere nelle quali essi diedero libero sfogo al
loro estro per raggiungere quell'ideale artistico al quale
aspiravano e che talvolta felicemente conseguirono. Non furono
pochi quelli che si distinsero per serietà di impegno, dedizione
al lavoro e disposizione naturale all'arte. Ne ricordiamo
alcuni: Gozzo Salvatore, Boncoraggio Pasquale, Formica
Sebastiano, Romano Salvatore, Bonaiuto Mario, Cultrera Nicola,
Cassarino Giuseppe, Cultrera Antonino, Cultrera Salvatore.
Furono costoro che diffusero l' "Art Nouveau", ottenendo molte
volte meritata notorietà anche fuori dall'ambito locale come
accadde a Santo Aiello (1899-1967), uno dei nostri migliori
scalpellini, il quale giovanissimo lavorò ad Avola alla
decorazione della casa di via Rattazzi 4 e della Villa Mimma. Il
soggiorno in questa città fu decisivo per la sua formazione, in
quanto gli permise di entrare in contatto con Michele Urso,
Giuseppe Motta e Gaetano Ristuccia che andavano elaborando un
tipo di decorazione eclettica. Ritornato a Canicattini potè
esprimere al meglio le sue buone qualità nella decorazione di
una serie di prospetti che suscitarono vivi apprezzamenti fra i
suoi contemporanei e che ancora oggi sono molto ammirati:
intendiamo riferirci ai prospetti della chiesa del Purgatorio di
via Regina Elena n.25, n.37,n.73,n.90,n.107; di via Vittorio
Emanuele n. 328 ; di via Principessa Jolanda n.134, n177; di via
Umberto n.222 e relativo particolare ; di via Dante Alighieri n.
42;di via S. Pellico 81 e relativo particolare. Sono lavori nei
quali emerge chiaramente il suo senso artistico e innovativo
accompagnato da un codice di segni e di simboli, un codice ricco
di fiori i quali oltre ad essere un motivo ornamentale,
rappresentano un modo di vivere e di pensare: espressione di
gentilezza d'animo ma anche simboli della fugacità della
bellezza e della vita.
Il miglior prospetto dell'Ajello è quello di via Vitt. Emanuele
n. 251: nella sua piccolezza la costruzione è un gioiello
architettonico. Le difficoltà che l'Ajello dovette affrontare,
gli erano imposte dalla ristrettezza del prospetto (appena
quattro metri) e dalle esigenze del committente il quale voleva
che la funzionalità della casa coesistesse con la ricca
decorazione. Per conciliare queste due esigenze l'Ajello con
sapiente intuito artistico fece sì che la cornice sinuosa di un
lato della finestra fosse la continuazione dell'architrave della
porta; in tal modo riuscì ad ottenere che il disegno costruttivo
conferisse al prospetto l'effetto di un movimento armonico tra
il portoncino d'ingresso e l'ampia finestra che lo affianca. Un
risultato in verità tutto moderno e in armonia con l'arte nuova
proiettata ad identificare la funzionalità (l'utile) con
l'ornamento (il bello). L'innovazione del piano terra viene però
temperata dalla parte superiore dove i due archi a tutto sesto
hanno una movenza classicheggiante. I due piani, pur nella
diversità degli stili, si armonizzano in una felice sintesi;
snellezza, leggerezza e squisita eleganza sono i pregi
dell'intera costruzione. Questo prospetto fu scelto per
realizzare il poster-manifesto del Convegno Internazionale di
studi sul Liberty che si tenne ad Ispica nel 1981.
Un altro "scalpellino" degno di essere ricordato è Sebastiano
Bonaiuto (1864-1932). I suoi lavori più significativi si trovano
nel cimitero e riguardano decorazioni di prospetti di cappelle
gentilizie; di lui si ricordano anche: il fonte battesimale
della Chiesa Madre, i prospetti di via Vitt. Emanuele n. 264 e
n. 98; della Villa Comunale; di via Umberto n. 118 e n. 120;
della Chiesa Maria Ausiliatrice; della via XX Settembre n. 36
(ex caserma dei carabinieri). Il più importante è però quello di
via Vittorio Emanuele n. 152. Esso si presenta imponente e ricco
di decorazioni. Nella parte inferiore spiccano quattro teste di
leoni al di sopra e al di sotto delle quali sono scolpite
frutta, foglie e conchiglie. Ghirlande di fiori ornano gli
angoli della porta dove un volto di donna è la chiave di volta
dell'arco. Nella parte superiore la ringhiera del balcone
centrale, a differenza delle due laterali, è formata da una
balaustra ai margini della quale, nei due riquadri, vi sono
scolpite a guisa di cammei, figure di donne che hanno un profilo
delicatamente fine, ornate di motivi floreali.
L'accoppiamento donna-fiore, motivo ricorrente nello stile
floreale di Canicattini, era allora un luogo comune dato che il
movimento artistico del Liberty, sostenendo la lotta per
l'emancipazione femminile, poneva la donna al centro della
rivoluzione sociale. Per gli stilisti, disegnatori, artisti e
sarti crearono abbigliamenti sofisticati. Ne venne fuori una
donna avvolta in veli svolazzanti o sommersa in una cascata di
fiori che le davano grazia e lievitò ma che allo stesso tempo la
trasportavano in un'atmosfera rarefatta: una donna sognata più
che reale. Così idealizzata divenne un elemento comune dell'arte
nuova; o piuttosto un oggetto magari affascinante e prezioso, ma
sempre un oggetto. Nel Liberty di Canicattini non si arrivò a
tanto; gli scalpellini la ritrassero sobria perchè semplice era
il loro mondo spirituale. Per lo più scolpirono testine di donne
ben pettinate, ornate di nastri e di fiori, e le posero come
chiave di volta dei portoncini d'ingresso; così raffigurate esse
danno l'impressione, anche della loro espressione rassicurante,
di accogliere con gentilezza l'ospite che sta per entrarvi.
Furono molti gli scalpellini canicattinesi che si cimentarono
nella scultura di volti femminili che colsero in espressioni ora
dolci ora corrucciate. Se selezionati e attentamente studiati,
questi volti potrebbero farci conoscere lo stato d'animo dei
vari autori nel momento della creazione, se è vero, come è vero,
che il volto nell'essere umano è simbolo dell'irradiazione della
vita spirituale. Fra i tanti volti scolpiti ne vogliamo
segnalare uno che ci sembra tra i più riusciti per quel
sentimento indefinito e misterioso che ognuno può cogliervi. Ne
è autore Sebastiano Bonaiuto (1907-1977) e si trova scolpito
nell'abitazione di via Garibaldi n. 173. E' il volto di una
fragile figura femminile che sembra eprimere la rassegnazione di
una sconfitta, o forse la malinconia di un'incompresa che si
protende verso cose lontane invano inseguite. A ben guardare, la
sua sofferenza e bontà in virtù della pacata dolcezza che
affiora dai suoi lineamenti sereni. Ma sono sentimenti appena
suggeriti. In questa indeterminatezza si viene a realizzare
l'unione del bello e del triste che è la strada voluta e
perseguita dall'artista; e giustamente, perchè, come dice
Baudelaire, la malinconia è sempre inseparabile dal sentimento
del bello. A questo rilievo il Bonaiuto, ancora nel fiore della
sua vita (aveva appena compiuto 18 anni quando lo scolpì), ha
dato un'anima che è l'anima della sua ispirazione: un'attitudine
pensosa sul destino dell'uomo. Lo stile Liberty a Canicattini
ebbe una stagione lunga e ricca di opere perchè trovò quì un
ambiente favorevole ad accoglierlo, cosa di cui non si può dire
oggi alla luce delle selvagge e sconsiderate demolizioni di
tanti bei prospetti in stile fiorito. Eppure sarebbe un atto di
grande sensibilità culturale e civile se le autorità e gli
stessi cittadini rivolgessero maggiore attenzione a questo
patrimonio artistico. Il progetto che il Liceo Scientifico ha
voluto realizzare si muove appunto nell'ottica di salvataggio e
di recupero di un'arte che rappresenta la nostra più genuina
memoria storica.
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