Heritage Sicilia

L'antica chiesa di S. Maria della Cava

Sicilia: Centro Studi Helios

58) sant'ilarione e madonna cava

Sant'ilarione e madonna cava

(Foto Melchiorre Trigilia)

59) Lunetta Santa Maria della cava oggi

Lunetta Santa Maria della cava oggi.

(Foto. Salvatore Brancati)

60) particolare lunetta cava 1

Particolare lunetta cava 1.

(Foto Melchiorre Trigilia)

 

Secondo l'antica sacra tradizione locale, a nostro giudizio degna di rispetto e storicamente valida, la Chiesa di S. Maria o del Crocifisso della Cava risalirebbe ai primordi del Cristianesimo. Dice il Sac. Corrado Moltisanti, per molti anni parroco di S. Maria Maggiore (1) : “Gli Ispicesi convertiti alla fede cristiana nei tempi apostolici, e precisamente quando l'apostolo S. Pietro mandò il suo discepolo S. Marziano a predicare il Vangelo a Siracusa (2), ad imitazione delle altre comunità religiose, anch'essi si costruirono un Crocefisso che ebbero sempre in gran venerazione e custodirono entro una cripta, che lo storico Vito Amico così descrive: "Christi Domini Crucifixi de Cava in depressiore loco, contra aqui­lonem, ubi antiquae habitationis perstat adhuc non infrequens regio, sacris etiam administrandis addicta aedes, cultu precipuo habetur. ” (Nella traduzione italiana di G. Di Marzo: “La Chiesa del SS.mo Crocefisso della Cava, in un luogo più basso rimpetto Nord, ove ancora la contrada rimane frequente di antica abitazione, è addetta eziandio all'amministrazione dei sacramenti e tenuta in preci­puo culto)(3) Durante i lavori di scavo del pavimento della chiesa fatti nel 1895 (4), furono rinvenute, come conferma il Dott. I. Leontini, tre cripte ossario. Quella inferiore più antica, “senza traccia di documenti cristiani”, secondo il Leontini (5) ed il notaio A. Moltisanti (6), risalirebbe ai tempi delle persecuzioni e delle Catacombe. Ad un'epoca posteriore all'editto costantiniano del 313, secondo i due studiosi, cioè il IV-V sec. va riferita la seconda cripta con sepolcri incavati nella roccia e coperti da grandi lastroni di pietra della Cava, dove furono rinvenuti “rosari, medaglie, Crocifissi, lucernini, amuleti” (Leontini). Invero, poiché abbiamo prove certe (i titoli sepolcrali ed i monogrammi col nome di Cristo) della presenza a Cava d'Ispica di comunità cristiane numerose già nel IV sec. d.C., è assai verosimile che la trasformazione in chiesetta rupestre avvenne proprio in quel periodo, qualche decennio prima della venuta a Cava d'Ispica di S. Ilarione nel 363 d. C. Essa costituiva certo l'edificio sacro più importante della zona sud-est della Cava.  Un'altra conferma della remota antichità della chiesa è data dall'iscrizione latina, rinvenuta anch'essa dal Leontini in uno scudo dipinto sul portico della facciata, e purtroppo perduta, la quale diceva: Antequam terra fieret ego sum.. Questo versetto, adattato dal passo evangelico (Prima che Abramo fosse io sono, Giov. 8,58), significava che il santuario esisteva già prima che l'antico paese di Spaccaforno (“terra”) fosse abitato (7).

 

61) particolare lunetta cava 2

Particolare lunetta cava 2

(Foto Melchiorre Trigilia)

62) particolare lunetta cava 3

Particolare lunetta cava 3

(Foto Melchiorre Trigilia)

63) grotta sant'ilarione

Grotta sant'ilarione

(Foto Melchiorre Trigilia)

64) pannello sant'ilarione

Pannello sant'ilarione

(Foto Melchiorre Trigilia)

  Secondo l'archeologo Prof. Aldo Messina (8), questa antica Chiesa “aveva uno schema planimetrico simile a quello della Chiesa della Madonna o di S. Nicola della testata nord-ovest della stessa Cava: un'aula rettangolare lunga circa m. 11 e larga m. 6,87, con accesso laterale ed abside decentrata in posizione canonica. La volta dell'aula, come nota il Moltisanti, era alla stessa altezza delle attuali due ali laterali.

Nel successivo ampliamento del 1605-7 (v. sotto), “il soffitto venne innalzato con lo scavo di un'alta volta a botte in quota con la navata in muratura”(Messina) e portato all'altezza attuale di ca. 15 m, costituendo la nuova abside. L'antica abside, larga m. 3,30 e profonda appena m. 0,95, è “a profilo semicircolare e fondo piatto”. Il Moltisanti vi ha notato “le vestigia di un altare, ricavato dalla roccia, fiancheggiato da pilastri (pure ricavati dalla parete rocciosa di fondo) in gran parte distrutti.” Un altro altare facente parte di questa primitiva chiesa, venne rinvenuto dal Leontini, sotto quello demolito nel 1895, per sostituirlo con l'attuale. A suo giudizio sarebbe il “più antico, e fatto della stessa roccia a guisa di quello delle catacombe”.

 

NOTE

1 Nel suo discorso Il SS. Cristo nella storia e nella devozione di Spaccaforno, pronunciato in occasione della festa del Cristo alla Colonna il 4-2-1913, Spaccaforno 1913, Tip. G. Gozzo; ristampato da G. Calvo, E tu non lo sai…, Parte seconda, p. 231, n. 1, Modica, 1982.

2 Lo storico palermitano del Settecento Antonino Mongitore, nel suo Della Sicilia ricercata, tomo II, p. 243, Palermo 1743, così dice: “Nella grossa terra di Spaccaforno ritrovasi un fonte le cui acque uccidono col tocco i serpenti, come scrive l'eruditissimo conte G. A. Ciantar nel suo libro Sul naufragio del B. Apostolo Paolo a Malta; [De beati Paoli apostoli in Melitam naufragio, Venetiis 1738, Diss. XX, par. VI, p. 417] e ben attribuisce tal virtù  all'Apostolo Paolo, che eccitò questo fonte nel passar da tal luogo; confermando ciò con l'autorità del P. Manduca che nella sua Storia di Malta dice: “L'Apostolo, non lontano dal castello di Spaccaforno fece scaturire una fonte, al contatto della cui acqua i serpenti si intorpidiscono e muoiono”. Questo fonte, nota giustamente il Moltisanti, Ispica (già Spaccaforno), p. 55, Siracusa I950) non può essere che la Favara. Quindi, afferma il notaio, “la fede cristiana fu introdotta nelle nostre parti quando S. Paolo da Malta venne in Sicilia”, com'è detto nel libro degli Atti degli Apostoli (28,12). Entrambe le tradizioni (S. Marziano e S. Paolo) si possono accettare e comunque confermano l'introduzione del cristianesimo già nel primo secolo d. C. E’ probabile che il verbo evangelico sia stato predicato dai discepoli di S. Pancrazio, protovescovo di Taormina, anche lui mandato da S. Pietro in Sicilia ( v. M. Trigilia, Ina e Tiratina – Le antiche città di Cava d’Ispica, Modica, 2001, p. 34 e n. 106).

3 Vedi sotto 1756.

4 Vedi sotto 1895.

5 Ms. inedito riportato da R. Fronterrè Turrisi, La Chiesa di S.Maria della Cava di Ispica, p. 64, Ispica,1978.

6 Op. cit., p. 75.

7  R. Fronterré, op. cit. pp. 27. 64.

8 Le chiese rupestri del Val di Noto, p. 80 s., Palermo 1994.

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