IBLA |
Il Solarino[1] fa intendere che, nel periodo dei Sicani e dei Siculi, dovevano esistere molti santuari consacrati al culto della dea Ibla e che, intorno ad alcuni di essi, si raccolsero, in seguito, dei centri abitati. In realtà bisogna dire che, non ci sono notizie certe sul culto di una divinità di nome Ibla. Il Di Blasi[2], citando lo storico Pausania, scrive che in Ibla Galeote vi era un tempio dedicato alla dea Ibla, venerata da una corporazione di sacerdoti, indovini ed esperti nell'interpretare i sogni. Tali sacerdoti erano soprannominati "Galeoti". Una moneta conservata nel monastero dei padri cassinesi di Catania presenta da un lato una donna velata con ornamento al collo (ritenuta la dea Ibla), dietro a cui c'è un'ape, e sull'altro una donna appoggiata ad un'asta con un vaso alla mano, un cane ai piedi e la scritta ΥΒΛΛΣ ΜΕΓΑΛΑΣ [8]
Si hanno invece notizie di varie località o città con un nome simile, anche se questo non vuol dire che esista una relazione tra questi luoghi e il culto della dea Ibla. Di una Ibla italiana diversa da quelle siciliane parlano Stefano Bizantino e Claudiano[3]. I Germani avevano una divinità di nome Iludona o Ibladana, custode dei focolai (questa divinità germanica era nota anche con il nome di Hludana o Hluthena ed era venerata anche dai legionari romani di stanza in Germania[4]); tra i Galli vi era la dea Isbel, chiamata anche Belisana o Belinuccia. Una località irlandese abitata dai Celti era chiamata Ibla o Iblana ed una Ebla molto famosa esisteva in Siria prima ancora che in Sicilia si potesse parlare di Sicani e di Siculi. Scrittori del passato non hanno mai ipotizzato legami tra il culto della dea Ibla e la città di Ebla in Siria, per il fatto che la definitiva locazione di Ebla è avvenuta solo di recente, nel 1968 ad opera dell'archeologo Paolo Matthiae e che gli scavi in questo luogo non sono stati ancora completati. E' probabile che, tra i popoli che giunsero in Sicilia nel II millennio a.C., vi fossero dei gruppi provenienti dalla potente Ebla in seguito ad una delle distruzioni prima riferite. E' anche ipotizzabile che alcuni di questi gruppi, una volta arrivati a destinazione, abbiano, in qualche modo, voluto conservare un ricordo della potente patria dando vita al culto di una divinità con lo stesso nome, poi trasformato in Ibla. Nell’antichità non era insolito personificare la propria città d’origine. A Roma, ad esempio, esisteva un tempio edificato da Augusto in onore della dea Roma, personificazione e apoteosi della stessa città di Roma[5]. Si potrebbe anche pensare che la divinità il cui nome fu poi trasformato in Ibla, fosse effettivamente venerata dalla gente che emigrò nella nostra Isola.
Una delle ipotesi, che giustificherebbe la perdita delle tracce dell’esistenza di questa dea potrebbe dipendere dal fatto che Ibla fosse una divinità tellurica, legata, pertanto, agli aspetti della natura così come lo era Demetra. L’affinità tra il culto di Ibla e quello di Demetra avrebbe, in seguito, fatto confluire il culto di Ibla in quello di Demetra. Un’altra ipotesi collega il culto di Ibla con quello di Afrodite protettrice della fecondità oltre che della bellezza.
In realtà, analizzando gli aspetti che caratterizzano i culti della sicula Ibla, di Demetra, di Venere Ericina, della cartaginese Tanit, della
[1]Raffaele Solarino: La Contea Di Modica Vol. I. p.77. [2]Giovanni E. Di-Blasi: Storia del regno di Sicilia. vol I. p.62. [3]Giuseppe Leggio: Ibla Erea pag. 43 [4]A. Morelli: Dei e miti pag. 272 [5] E.W.Stoll: Manuale delle religioni e mitologia dei greci e dei Romani. p.315. [6]che a sua volta sembra trarre origine dalla dea sumera dell’amore Innana. [7]Paolo Matthiae: Scoperte di archeologia orientale pag. 38. [8] Carmelo Ciccia: Il mito di Ibla :http://www.paternogenius.com/pagine/Carmelo%20Ciccia/Pagine/ibla.htm
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